Nei miei anni asiatici tra il 2003 e il 2010, ho vissuto alcuni mesi in due città Cina che ora porto nel cuore ma che al tempo furono la prova piu’ difficile della mia vita, Guyiang e Nanchang. “Piccole” città da qualche milione di abitanti fuori dalle mappe culturali e turistiche. Seguivo la mia compagna che a Guiyang aveva un suo progetto di lavoro mentre io li’' avevo fatto base per gli assignments delle riviste che mi spedivano in giro per l’Asia. Ma e’ stato a Nanchang che ho vissuto una prima e prolungata quarantena, quella della parola e delle abitudini. Vivevamo in una estraniante stanza d’hotel con un solo letto singolo, senza riscaldamento e senza cucina, mentre di giorno raggiungevamo a piedi l' ospedale pubblico dove Elena lavorava per un progetto di cooperazione. Li’ tra quelle immense sale vuote dove potevo lavorare al computer senza mai vedere nessuno e l’hotel dove per riscaldarci e farci da mangiare appoggiavamo una pentola a terra scaldando l’acqua con questa resistenza elettrica, ricordo di aver avuto spesso un contrasto di sensazioni, quella di vivere con la mancanza di qualcosa e quella di essere nel cuore di qualcosa che avrei ricordato per anni, come di fatto e’.
Objects from a prolonged quarantine.
In my Asian years between 2003 and 2010, I lived a few months in two cities in China that I now have in my heart but which at the time were the most difficult test of my life, Guyiang and Nanchang. "Small" cities with a few million inhabitants but outside the cultural and tourist maps. I followed my partner who in Guiyang had her own work project while I had made there the basis for the assignments that magazines gave to me around Asia. But it was in Nanchang that I experienced a first and prolonged quarantine, of speech and the habits. We lived in an alienating hotel room with a single bed, without heating and without a kitchen, while during the day we walked to the public hospital where Elena worked on a cooperation project. There among those immense empty rooms where I could work on the computer without ever seeing anyone and the hotel where to warm up and make us eat we placed a pot on the ground heating the water with this electric heater, I remember often having a contrast of sensations, of living with the lack of something and at the same time of being in the heart of something that I would have remembered for years, as in fact it is.
Domani ci sarà un bella luce. Immagini da Castelnovo. Day #1
Un gorgo mi porta nello spazio più nascosto di me. Suoni immaginari di rantoli feroci mi separano dalle vite degli altri là fuori, mentre un suono dalla casa accanto vibra e scivola nei pensieri come sul metro della vita.
Ho provato a sedermi su questo materiale incandescente ed etereo, inafferrabile ma duro come cemento, sfiancando le mie parti restie alla dissoluzione, cercandone il punto di fusione nei pensieri, la verità sulla pelle nella provincia delle cose.
In questo piccolo paese lontano della cose, un luogo controllabile dove uscire per alcuni passi e tornare con alcune certezze, sempre le stesse, le strade portano sempre dal fornaio o alla piazza al centro, una gabbia aperta, soffocante e protettiva insieme.
Guardo le persone sulla porta del negozio che abito, le osservo cibarsi dello spazio quasi fosse pane, cercando ad ogni respiro una nuova traettoria, un diverso tragitto su cui reinventarsi. Un senso amaro di fratellanza ci unisce, vite tracciate da paure che vorrei salvare prima che chiara, l’idea di salvarmi, diventi atto d’amore, il più vero e possibile.
Così mi guardo su quella soglia come si guarda il corpo di chi non si conosce.
Una voce che ha i giorni eterni insinuati nella memoria, mi arriva da lontano così flebile da sembrare vento di velluto in questa nuova primavera. E' a me che parla? Come sa del mio essere rinchiuso quì’? L’incedere delle parole non trova più il giusto distendersi, e’ 'la guerra feroce che ogni sentire combatte per la vita, frammenti senza tempo dove idealmente abbracciato all'altro, finalmente fratello, guardiamo il tramonto per una volta vicini.
Prima che questo afflato che mi attraversa se ne vada nella corsa delle ore, tutto quello che è stato importante, vitale, tutto ciò che ho amato, che amo, che desidero, i suoni d’amore sussurrati, le fotografie immaginate, le lettere dall’asia, le discussioni furiose con il cuore che preme, mia madre, i profumi delle donne, la vita, sono qui’ con me a dare senso a queste ore da soli e insieme.
Mia adorata Fotografia, dicono che domani ci sarà una bella luce.
Domenica 8 Marzo - 2020